Possiamo oggi con-vivere con il virus?

In questi giorni, da più parti, si levano voci che invitano a farsene una ragione, che in sostanza sia necessario entrare nell’ordine delle idee che con questo virus ci si debba con-vivere (come accade peraltro con molti altri, vedi influenza).

Come?

Si potrebbe, ad esempio, cercare di mettere in “sicurezza” le fasce più a rischio e lasciare le altre libere di tornare a una vita normale. Questo significa accettare consapevolmente che un certo numero di persone “non a rischio” si ammalino nella convinzione che il sistema sia in grado di gestirli (questa posizione trova una sua sintesi nella Great Barrington Declaration – https://gbdeclaration.org/dichiarazione-di-great-barrington/).

L’ipotesi ha però sollevato diverse critiche, si veda ad esempio il John Snow Memorandum (https://www.johnsnowmemo.com) che ne sottolinea l’inapplicabilità, e anzi spinge piuttosto verso azioni mirate direttamente alla riduzione della diffusione del virus.

Quanto previsto dalla Great Barrington Declaration è inoltre piuttosto rischioso in quanto parte dall’assunto che i guariti non abbiano strascichi, mentre è noto che anche in pazienti giovani la Covid-19 può lasciare segni a lungo termine (https://www.facebook.com/biotecnologi.italiani/photos/a.1057649557590046/3440140679340910/).


Senza voler entrare in questo spinoso dibattito (ci sarà tempo e modo), vorremmo qui limitarci a sottolineare 2 aspetti chiave che fanno capire bene come, ORA, a prescindere dalle proprie visioni del mondo, adesso NON abbia senso parlare di convivenza con il virus:

1⃣ Non siamo in una fase di equilibrio con la malattia. Anzi. Il virus si sta espandendo in modo esponenziale. Questo significa che, oggi, i casi positivi raddoppiano ogni 7 giorni. Ogni infetto, ogni 7 giorni, ne contagia 2 (e questo include anche gli asintomatici).

Cosa significa?

Significa che anche se abbiamo 6.500 posti in Terapia Intensiva, e potremmo arrivare ad averne 8.700 (seppur con un grande – enorme – punto di domanda sul personale che dovrebbe gestirli), non sappiamo assolutamente quanti ce ne servirebbero per gestire un ritorno alla “normalità” delle fasce non a rischio, anzi, non sappiamo nemmeno quanti ce ne serviranno ora per gestire questa fase esponenziale. Va poi sottolineato che i 6.500 posti attuali sono in larga parte già occupati da altri malati con altre patologie che, in condizioni normali, possono arrivare anche al 90% del totale dei posti disponibili. Quindi, se i malati Covid superano il 20-30% delle terapie intensive disponibili significa che stiamo mandando a casa o smettiamo di ricoverare altri malati che invece ne avrebbero bisogno.

Analogamente, anche gli ospedali sono pieni di malati con altre patologie (che li rendono in molti casi, tra l’altro, persone a rischio) che devono essere gestiti. Non possono sparire.

Non da ultimo, va ricordato che il sovraccarico sulla rete ospedaliera fa saltare anche i sistemi di sorveglianza sanitaria attiva, come è già successo durante il lockdown. Ad esempio, secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale Screening, sono già saltati oltre 1.4 milioni di screening oncologici, il che significa mancate diagnosi per circa 2.000 tumori al seno, 1.700 alla cervice uterina e 600 tumori del colon-retto.

2⃣ Non abbiamo (ancora) una cura. Sono stati recentemente pubblicati i risultati degli studi clinici sugli antivirali per Covid-19 realizzati dal Consorzio Solidarity dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.10.15.20209817v1.full.pdf). I risultati non sono per nulla incoraggianti. L’idrossiclorochina conferma ancora una volta la sua inefficacia, ma soprattutto rimane ancora da chiarire il reale beneficio clinico del Remdesivir, unico farmaco ad oggi autorizzato per la Covid-19. E nemmeno gli altri farmaci testati stanno dando soddisfazione, Tocilizumab compreso! Insomma, qualche cartuccia in più l’abbiamo (ad esempio il Dexamethasone), ma sono ancora poche e limitate.

Quindi?

Molto probabilmente le prime vere risposte a questo virus verranno dal vaccino e dagli anticorpi monoclonali (quelli che sono stati utilizzati in via sperimentale su Trump, per capirci), che però non sono ancora disponibili sul mercato. Si dovrà aspettare il 2021.

Nel frattempo non esistono alternative al prendere, tutti, tutte le precauzioni affinché la circolazione del virus si riduca. Il sistema sanitario infatti sta già andando in stress e in molte aree si stanno già rimandando interventi e ospedalizzazioni per fare spazio, come a marzo, ai malati Covid.

Ecco perché NO, quanto stiamo vivendo non ha nulla a che fare con la normalità. Ora alla guida c’è il virus che ci sta portando dove vuole. Con questa cosa non ci si può convivere. Gli va tolto prima il volante. Per questo è ancora una volta imperativo lavorare tutti assieme per abbassare la curva dei contagi per evitare il blocco del sistema sanitario (https://www.facebook.com/biotecnologi.italiani/photos/2937464369608546).

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