UNIMI: evento presentazione corso in Biotecnologie Industriali

Il presidente ANBI, Davide Ederle, interverrà alla giornata di presentazione del corso di Laurea Magistrale in Biotecnologie Industriali organizzata dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Sarà un’occasione per parlare del ruolo del biotecnologo e di quali competenze servono per diventare non semplici ricercatori, ma innovatori.

L’evento si terrà il prossimo 20 Maggio 2020 alle ore 14.30

Le iscrizioni al seguente link: https://forms.gle/AjQP3eu6kM3rTcEV6

Evento: La Comunicazione Scientifica

Il Presidente ANBI, Davide Ederle, interverrà nell’evento “La Comunicazione Scientifica” organizzato da Science Draw Graphic e l’Università degli Studi di Milano il 15 maggio 2020.

Registrazioni al link:
https://www.eventbrite.it/e/biglietti-la-comunicazione-scientifica-104313193570

Interverranno anche: Serena GhezziSimona Caporali, Alfonso Lucifredi, Carmela Iosco, Matteo Ercolin, Barbara Bartolini, Silvia Sironi, Gabriella Tedeschi, Lisa Rossi.

ANBI racconta le biotecnologie a #StemInTheCity

ANBI è intervenuta nell’edizione 2020 di StemInTheCity, iniziativa organizzata dal Comune di Milano, all’interno del contenitore Biotech Camp On Air, promosso da Edizioni Green Planner, pensato per far conoscere le biotecnologie e il loro contributo, in particolare per un’economia circolare, ai cittadini e in particolare ai ragazzi che devono scegliere il proprio percorso professionale.

 E’ possibile visionare i vari contributi della giornata a questo indirizzo:

Il Coronavirus NON è stato creato in laboratorio

E’ tornata di nuovo in auge la teoria che vorrebbe che il #coronavirus sia stato creato in laboratorio e contenga pezzi del virus dell’AIDS (HIV). A sostenerlo anche un premio Nobel e a rilanciarlo perfino la RAI, quindi merita una risposta.

La risposta è NO.

La prima domanda che dobbiamo porci è: ci sono nuove pubblicazioni scientifiche (il riassunto delle puntate precedenti lo trovate qui: https://www.facebook.com/biotecnologi.italiani/posts/2990950470926602) che portino dati nuovi rispetto a quanto già sapevamo? NO.

Cosa sappiamo dunque? A fine gennaio è stato reso pubblico un lavoro (questo: https://www.biorxiv.org/…/10.1…/2020.01.30.927871v1.full.pdf) che sosteneva che ci fossero pezzi di HIV dentro il SARS-CoV-2 (questo è il lavoro citato in questi giorni). L’articolo è stato FATTO A PEZZI e RITIRATO (quel withdrawn sul testo vuol dire proprio ritirato) perché guardando questi presunti pezzi (sequenze) di HIV si è visto che erano frammenti così piccoli che in realtà non erano caratteristici di HIV, ma si trovavano un po’ dappertutto, dalle scimmie (Rhinopithecus roxellana) alla muffa di casa (Stachybotrys chartarum).

Se non ci credete e volete cimentarvi, in figura vi abbiamo dato tutte le istruzioni per “interrogare” i database con tutti i dati di sequenza oggi disponibili e vedere con i vostri occhi quanto fosse fuori strada quell’articolo.

Il lavoro di verifica (perché nella scienza non si prende nulla per oro colato) è stato pubblicato il 4 febbraio qui: https://www.tandfonline.com/…/full/10…/22221751.2020.1727299. Il titolo dice già tutto: L’HIV non ha contribuito al genoma del SARS-CoV-2.

Il 17 marzo è uscito inoltre un nuovo articolo, che abbiamo già citato (questo: https://www.nature.com/articles/s41591-020-0820-9) che spiega chiaramente CHE e PERCHE’ il genoma del SARS-CoV-2 NON E’ ARTIFICIALE.

In conclusione, anche se una sciocchezza viene detta da un Premio Nobel questa resta una sciocchezza (specie se cita dati ritirati o confutati da pubblicazioni successive più complete). Nella scienza vincono sempre i dati. Possono essere incompleti, imperfetti, interpretabili, ma costituiscono il punto di partenza fondamentale di ogni discussione. Quindi, chiedete sempre le prove.

I dati sono formidabili per falsificare ipotesi farlocche come, in questo caso, la presenza di sequenze di HIV in SARS-CoV-2, anche se pronunciate da Premi Nobel o da scienziati che, nonostante i titoli o una storia gloriosa, vengono meno al rigore del metodo scientifico, che vorrebbe che le ipotesi prima di essere sparse ai 4 venti venissero verificate sperimentalmente.

Quante analisi per Covid-19 si fanno in Italia ogni giorno?

Tamponi. Tutti adesso vogliono fare più tamponi. Giusto. Ma si può fare? La domanda è legittima, ma merita di essere accompagnata da una seconda domanda, altrettanto importante: ha senso farle?

La risposta (come sempre) non è banale. Proviamo a capirlo assieme.

Innanzitutto dividiamo in 2 il problema.

Cosa significa “fare” un tampone?

Spesso quando si parla di tamponi si fa riferimento genericamente alle analisi per rilevare la presenza del SARS-CoV-2. Vediamo allora cosa serve per fare queste analisi.

  1. Il tampone. Si tratta dei contenitori che servono alla raccolta e trasporto del campione. (come questo: https://products.copangroup.com/index.php/products/clinical/utm) Di tamponi ne abbiamo a volontà. Possiamo raccogliere anche 1 milione di tamponi a settimana.
  2. Il protocollo di raccolta. Si rifà a quanto codificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/technical-guidance . Richiede accorgimenti di sicurezza elevati, ma è fattibile. Oggi sono autorizzati i medici o gli infermieri. Se però scarseggiasse personale per effettuare i prelievi si potrebbe pensare di formare personale ad hoc in brevissimo tempo.
  3. L’analisi vera e propria. Per fare l’analisi serve uno strumento particolare, si chiama RT-PCR, e costa circa 10-15.000€, ce ne sono anche a prezzi inferiori o, se si vuole il top, si può arrivare fino a 90.000€. Qui trovate un elenco di strumenti: https://www.biocompare.com/PCR-Real-Time-PCR/22353-Real-Time-PCR-Thermal-Cyclers-Thermocyclers/ .

La caratteristica che salta all’occhio è che accanto a quasi tutti gli strumenti si trova la scritta: 96 wells (96 pozzetti). Quello è il numero di analisi simultanee che può fare. In circa 1 ora e mezza. Poiché servono circa 2 ore per preparare i campioni all’analisi, si può pensare che ciascuna macchina possa effettuare fino a 4 analisi al giorno per un totale di poco meno di 400 campioni.

Quante macchine da RT-PCR ci sono in Italia?
Diverse migliaia.

Basta quindi metterle in rete per fare 500.000 analisi al giorno? No.

Sebbene molti laboratori, aziende, centri medici dispongano di strumentazione idonea all’analisi non tutti sarebbero in grado di offrire un servizio adeguato a garantire non solo la qualità del risultato e il rispetto delle norme previste per i dati sanitari, ma nemmeno la sicurezza dei propri ricercatori/dipendenti che devono effettuarlo.

Ecco perché, per essere accreditati o autorizzati a svolgere analisi e rilasciare referti (in generale), i laboratori devono dimostrare di possedere tutta una serie di requisiti che li rendono idonei a garantire queste cose.

Questo non è un problema però, di laboratori già accreditati e autorizzati ce ne sono davvero tanti e molti di loro hanno già lo strumento. Questo significa che su scala nazionale avremmo una potenzialità teorica di analisi per Covid-19 stimata in circa 150.000 analisi/giorno.

Perché non le facciamo?

Il motivo principale è perché abbiamo costruito un sistema sanitario per un tempo di pace. Fatto di compartimenti stagni in cui ciascun laboratorio ha la sua specialità e le analisi che può e non può fare. Adesso, come dimostra la figura, ci siamo accorti che non è sensato mantenere una struttura così rigida in tempi di guerra come questi, e che tenere fermi laboratori che potrebbero fare centinaia o migliaia di analisi al giorno solo perché afferenti a branche specialistiche non autorizzate a farle dalla legge è drammaticamente stupido. Per questo, già da alcune settimane regioni come Lombardia e Veneto stanno lavorando per coinvolgere più laboratori possibili nello sforzo e il risultato si vede. E si vedrà sempre di più nei prossimi giorni, man mano che i diversi laboratori supereranno i ring test (cioè dimostreranno di essere in grado di dare risultati affidabili).

Veniamo ora alla seconda domanda: ha senso fare analisi a tappeto? La risposta è no. Ogni territorio vive uno stadio diverso dell’epidemia ed è compito (e responsabilità) degli epidemiologi decidere come sfruttare al meglio questa capacità analitica crescente, ma ancora insufficiente a coprire la richiesta. Così come in diverse aree è insufficiente la capacità del sistema sanitario di dare risposte adeguate a tutti coloro che ne hanno bisogno.


NOTA BENE: una nota finale non secondaria. Per fare queste analisi servono anche dei reagenti chimici. Molti di questi non sono prodotti da aziende italiane e il rischio di rimanere a secco è reale. Per questo si sta già lavorando su nuovi protocolli “fatti in casa”, ma ci insegna che non si può pensare di affrontare crisi come questa da soli se non si dispongono delle risorse per farlo.

Si muore CON o PER Coronavirus?

Quanti morti sta facendo davvero il #coronavirus? Stiamo davvero contando i morti PER #Covid19 o stiamo solo vedendo i morti CON Covid-19? E comunque, rispetto a quelli di una “normale” influenza sono di più o di meno?

In breve: Covid è direttamente responsabile dei molti morti che vediamo. Questi morti inoltre superano, e di gran lunga, quelli tipici di una normale influenza.

Proviamo a vedere in dettaglio perché. In Italia esiste il “sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera” (Sismg). Questo sistema ha il compito di monitorare, in tempo reale, il numero di decessi giornalieri (per qualunque patologia) nella popolazione (65+ anni), e di segnalare eccessi di mortalità per consentire di attivare in tempi brevi interventi di risposta ad eventuali emergenze. Ovviamente non raccoglie i dati di tutto il territorio, ma lo fa su di un campione di 19 città che complessivamente rappresentano il 20% della popolazione nazionale (tutte le informazioni sono a questo link: http://www.salute.gov.it/…/cal…/dettaglioContenutiCaldo.jsp…)

Questo sistema ci permette di guardare i dati sulla mortalità giornaliera attesa (linea verde), calcolata sulla base dei decessi registrati negli ultimi 5 anni, e di confrontarli con i dati che di settimana in settimana vengono comunicati dai comuni che partecipano al monitoraggio (linea rossa). In figura trovate il risultato.

Alcune note e considerazioni:

1) Innanzitutto l’influenza di quest’anno non è stata molto aggressiva.

2) Prima dell’inizio dell’epidemia di Covid-19 (settimana 9 – fine di febbraio) la mortalità registrata era al di sotto di quella attesa.

3) Già alla 10ma settimana (prima di marzo) si vede come la curva della mortalità registrata cambi pendenza e superi quella attesa, pur restando ancora nell’intervallo di confidenza.

4) Con l’11ma settimana (seconda di marzo) la curva della mortalità esce definitivamente dalla normalità e si presenta come una vera e propria anomalia registrata dal sistema. Questo significa in modo inequivocabile che NON stanno morendo persone che sarebbero comunque morte e che, malauguratamente, sono anche risultate positive al SARS-CoV-2. Significa che, come avevamo già avuto modo di notare leggendo i bollettini dell’Istituto Superiore di Sanità, sono vittime del virus: https://www.facebook.com/biotecnologi.italiani/posts/2976395479048768

5) Partendo dai dati che quotidianamente le Aziende Sanitarie Locali (ASL) diffondono abbiamo inoltre stimato il numero di decessi attesi per le settimane 12 e 13 (linea gialla).

Questo non solo ci offre un’immagine molto chiara di come questa epidemia sia assolutamente fuori dall’ordinario e che quanto stiamo facendo per contenerla è davvero un dovere civico (#iorestoacasa – ricordatevelo), ci permette anche di avere un’idea della qualità dei dati che raccogliamo sul Covid-19. Se infatti il dato, stimato partendo dai dati diffusi dalle ASL, sarà superiore a quello registrato dal sistema SiSMG, vorrà dire che il modo in cui raccogliamo oggi i dati sovrastima i decessi PER Coronavirus inserendo anche decessi CON coronavirus. Il che sarebbe un bene. Se invece il numero di decessi, sempre stimato partendo dai dati diffusi dalle ASL, sarà inferiore significa che i morti a causa del virus saranno molti di più di quelli che finiscono nel bollettino, come alcuni, soprattutto nelle aree focolaio stanno ipotizzando. Il che sarebbe un vero dramma. https://www.ecodibergamo.it/…/a-bergamo-decessi-4-volte-ol…/
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NOTA: tra le 19 città che partecipano al SiSMG non rientrano né Bergamo né Lodi né Padova, i focolai dell’epidemia dove si è concentrato nelle prime settimane anche il numero di decessi. Questo ha senza dubbio portato ad un ritardo di almeno 1 settimana, da parte del SiSMG, nell’evidenziare la dimensione del problema generato da Covid-19 (hanno dovuto arrivare in particolare i casi di Brescia e Milano per far muovere la curva).