I finalisti del Concorso Biotechjob 2020

Ecco i nomi dei finalisti del Concorso grafico #BiotechJob2020 che quest’anno ha avuto come tema: “L’emergenza: cosa fanno i Biotecnologi (prima, durante e per)”.

CATEGORIA ILLUSTRAZIONI

  • Alessia Favale
  • Anna Tessari
  • Beatrice Tulli
  • Francesca Murari
  • Gianluca Montarello
  • Giovanni Davide Barone
  • Pietro Zanella
  • Rita Lauro

CATEGORIA VIDEO

  • Alice Martina Giussani
  • Gloria Marchini (in collaborazione con Rebecca Alemani)
  • Riccardo Scarin
  • Sofiya Levytska

Tutti i finalisti hanno vinto la possibilità di visitare Copan Group, e conoscere le attività e le opportunità per i biotecnologi offerte dall’azienda, e di partecipare all’evento “Mettere in Tavola l’Innovazione” organizzato da @CerealDocks Group. Entrambe le iniziative si terranno nel mese di ottobre.


Nei prossimi giorni condivideremo i loro lavori, che potrete condividere e commentare in vista della premiazione che si terrà in occasione della #EuropeanBiotechWeek2020 i prossimi 28 e 29 settembre! I soci ANBI potranno inoltre votarli e il loro voto sarà tenuto in considerazione dalla Giuria!


Il concorso #BiotechJob2020 è organizzato da Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani – ANBI in collaborazione con Federazione Italiana Biotecnologi (F.I.Bio), Università degli Studi di Milano-Bicocca, Consorzio Italbiotec, Science Draw Graphic, Cereal Docks, Copan Group e il patrocinio della Conferenza Permanente dei Corsi di Studio in Biotecnologie. In palio: per la categoria Illustrazioni un accesso gratuito a un corso offerto da Science Draw Graphic; per la categoria Video un accesso gratuito a un corso a scelta dal catalogo del Consorzio Italbiotec.

Rapporto tamponi/sintomatici: da Febbraio a Agosto 2020

A completamento di questo post, proponiamo un commento di Davide Ederle, Presidente ANBI, basato su di un grafico di Pier Luigi Lopalco, epidemiologo.

Questo grafico è davvero bello perché spiega perfettamente cosa sta succedendo. Cosa stiamo vedendo. La grande opportunità che abbiamo davanti.

Il grafico rappresenta i casi pugliesi positivi al Sars-Cov-2.
Nella parte alta vedete tutti i positivi.
Nella parte bassa solo i sintomatici.

Il picco di marzo – aprile di fatto è identico nei 2 grafici: significa che allora riuscivamo a trovare solo persone sintomatiche. Gente che stava male ed entrava nel circuito sanitario. Stavamo reagendo in modo “passivo-reattivo” all’attacco del virus. Adesso invece le 2 curve sono molto diverse, stiamo trovando molti asintomatici e la curva sopra è molto più alta rispetto a quella sotto dei sintomatici.

 Cosa significa? Che stiamo attivamente inseguendo il virus, stiamo andando ad identificarlo anche nei portatori sani (impedendo loro di diffonderlo inconsapevolmente) e nei pre-sintomatici (avendo la possibilità di intervenire al primo insorgere dei sintomi.

 A questo servivano e stanno servendo le 3T (Testa, Traccia, Tratta).

Ma servono anche ad un’altra importantissima cosa: a fungere da sistema di allarme precoce. E’ come disporre di un SONAR. Se prima (durante il picco di marzo) si riuscivano a vedere solo i battelli in superficie, o quota periscopio, (i malati di #COVID19), ora è possibile avere un’idea (molto più reale) di quanto grande e pericoloso è tutto quello che sta sotto la superficie (i portatori sani) e che, da un momento all’altro, potrebbe emergere cogliendoci di sorpresa generando nuovi focolai, se non si adottano adeguate contromisure.

 Il SONAR (la scienza) oggi ci sta dicendo che il numero di “sottomarini” che ci gira attorno, sottotraccia, sta aumentando. Ci sta dicendo che quanto stiamo facendo per lasciarceli alle spalle non è sufficiente, anzi, guadagnano terreno.

Abbiamo un vantaggio però, è che ce lo sta dicendo per tempo. Prima che sia troppo tardi. Prima di trovarci circondati nuovamente da periscopi che puntano i loro siluri contro di noi. Prima che il numero di sintomatici torni a crescere tanto da rimandare il nostro Sistema Sanitario in tilt. Ecco, questo è il momento di cambiare rotta.

Il virus non è mutato, non è clinicamente morto, non è meno pericoloso. Siamo solo diventati più bravi a scovarlo anche in popolazioni asintomatiche. Confondere i 2 fenomeni può essere fatale. L’alto numero di asintomatici registrato è dato anche dall’età media dei contagiati di oggi, che è scesa sotto il 30 anni contro gli oltre 60 della prima ondata. Questo è atteso ed è un bene, perché è noto che nei giovani il virus è meno aggressivo e significa che le categorie a rischio si stanno proteggendo adeguatamente. Bruciare questo vantaggio però è un attimo, basta abbassare la guardia, passare l’idea che sia ormai tutto finito e che questi giovani (asintomatici) possano incontrare i propri genitori, nonni, parenti anziani senza adottare adeguate misure di protezione.

 Ecco, non facciamo questo errore.

Il virus è mutato e meno pericoloso? Per ora no.

Il virus è mutato e meno pericoloso, ecco perché ora ci sono tanti asintomatici!
In diversi, anche alcuni ricercatori, stanno rilanciando la notizia. Ma è vera?

Tutto nasce da un nuovo articolo scientifico, firmato da gente seria, che ha fatto una scoperta interessante, ma per capirla bene dobbiamo fare prima un passo indietro. Il virus è una “pallina di grasso” con dentro dell’RNA (il suo materiale genetico, più o meno come il DNA, però senza doppia elica, avendo un filamento solo), ma per attaccarsi all’ospite (noi) e per replicarsi (riprodursi) ha bisogno di alcuni attrezzi che gli diano una mano. Questi attrezzi sono proteine che vengono prodotte partendo dalle istruzioni presenti nell’RNA del virus. Se l’RNA del virus cambia, cambieranno anche queste proteine e, a seconda delle modifiche, potranno funzionare meglio o peggio.

Questo gruppo di ricercatori ha osservato che nella sequenza di RNA di alcuni #SARSCov2 (il virus della #Covid19) mancavano 9 lettere nel gene per produrre in particolare una di queste proteine: NSP1. Perché queste 9 letterine mancanti in quel gene hanno attirato l’attenzione dei ricercatori? Perché quella proteina è nota per essere responsabile della replicazione del virus e anche per mettere i bastoni tra le ruote al nostro sistema immunitario.Se quelle 9 letterine mancassero nel posto giusto, quindi, il virus POTREBBE replicarsi meno o farci meno male.
In effetti i ricercatori hanno fatto delle SIMULAZIONI e questa ipotesi SEMBRA essere sensata. Ottimo!

Resta però da capire se anche NEL MONDO REALE effettivamente stia avvenendo questo, ovvero che una nuova versione del virus si stia diffondendo e lo stia facendo dando meno sintomi e casi gravi.

I ricercatori hanno quindi analizzato tutte le sequenze del virus disponibili alla ricerca di questa variante e, in effetti, l’hanno trovata.
Quante volte? Su un totale di 17.928 genomi virali fin qui raccolti, 78, ovvero lo 0,44%. Questa versione, già di per sé molto rara, risultava inoltre presente solo in alcuni paesi, ad esempio in Italia, Germania ed Austria non è MAI stata trovata.

I ricercatori inoltre non sono stati in grado di dire se questa variante si sia sviluppata in modo indipendente nei paesi in cui è stata trovata o se derivi tutta da un’unica “mutazione” originale. Non sanno nemmeno dire se in effetti questa variante stia diffondendosi nella popolazione. A dire il vero non sanno neanche se dia realmente meno sintomi o se sia più diffusa tra gli asintomatici, come dovrebbe essere se la loro ipotesi fosse corretta. Insomma, non sappiamo ancora quasi niente di questa variante.
Potrebbe fare la fine di molte altre varianti “buone” come quella dove a “mutare” erano state ORF8 o NSP6 (altre parti del virus), e quindi sparire con la stessa velocità con cui è salita agli onori della cronaca, oppure no.

Per saperne di più su queste altre mutazioni vi rimandiamo a questo post di Enrico Bucci https://www.facebook.com/cattiviscienziati/posts/167273448226184

 Insomma, per rispondere a questa domanda, scientificamente, c’è ancora tanta strada da fare (ad esempio sequenziare il genoma del virus negli asintomatici, visto che la maggior parte dei genomi oggi disponibili sono di sintomatici).
Quello che per ora è certo è che, sulla base di ciò che sappiamo, questa variante non è una variante rinvenuta nel nostro Paese, quindi, è molto probabile, essendo tra l’altro molto rara anche in quelli in cui è stata trovata, che NON sia responsabile dell’elevato numero di casi asintomatici che stiamo registrando.

L’ipotesi al momento più plausibile è che il basso numero di casi gravi sia soprattutto dovuto al drastico abbassamento dell’età media dei contagiati (da oltre 60 a meno di 40 anni). Si sa infatti che i giovani reggono meglio l’infezione. Il fatto che i numeri stiano comunque crescendo (e anche molto rapidamente) ci deve però mettere in allerta. Non è il momento di abbassare la guardia. Basta un attimo per tornare ad alzare l’età media dei contagi, in particolare al rientro delle ferie magari andando a riabbracciare genitori, nonni e parenti anziani, e ritornare così a riempire le terapie intensive, perché il virus è sempre lui e sta tornando a circolare in modo importante nel Paese.

PS. La mutazione riportata nell’articolo non ha nulla a che vedere con le proteine del virus contro cui stiamo attualmente sviluppando i vaccini. Almeno quello non dovrebbe creare problemi.

L’articolo lo trovate qui: https://www.researchgate.net/publication/343797723_Emerging_of_a_SARS-CoV-2_viral_strain_with_a_deletion_in_nsp1

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Questo post si completa in quest’altro dedicato al rapporto tamponi/sintomatici:
http://www.biotecnologi.org/rapporto-tamponi-sintomatici-da-febbraio-a-agosto-2020/